Le forze politiche che oggi si propongono alla guida di Fossano, auspicando una svolta che consenta di risalire la china, sono le stesse che, avendo sinora a turno amministrato la città, hanno contribuito a che essa perdesse progressivamente il suo ruolo.
La prima marcia per l'ospedale, con in testa Beppe Manfredi e il suo Delfino e discorso finale, risale al 1988. In chiusura della campagna elettorale del '99 Beppe Manfredi, sempre con al fianco il Delfino, dichiarò alla folla "non andremo più all'ospedale a Savigliano perchè con la nostra marcia (l'ultima delle tante ndr) abbiamo riconquistato il nostro ospedale". Fece il sindaco per altri cinque anni e morì a Savigliano durante il successivo mandato del suo Delfino, che nel frattempo aveva ripromesso l'ospedale. Dopo altri anni di nulla è stata annunciata una struttura sanitaria per la rieducazione ed ora viene ventilata una struttura di pronto soccorso. Nel frattempo il laboratorio di analisi, vero centro di eccellenza, è stato smembrato in favore di Savigliano e Mondovì.
Cinque anni fa fu presentato alla stampa il progetto dell'imminente casello autostradale di Tagliata. Poco dopo venne allontanato ancora di più l'accesso esistente. Siamo pronti a un grande rilancio del casello prima del sei giugno. Combinazione.
Per quanto riguarda l'università, Savigliano, Cuneo, Mondovì e Bra l'hanno trasformata in risorsa. I nostri amministratori sono riusciti a farla fallire dopo avere messo a nuovo il fatiscente palazzo del seminario di Cussanio, scelto come sede universitaria.
La piattaforma logistica, promessa la volta scorsa si è fortunatamente rivelata inadeguata alle capacità realizzative
Fossano non ha bisogno di padreterni insostituibili, ma di amministratori di buonsenso.
Vogliamo continuare a promettere a vuoto l'ospedale che grazie ad amministratori incapaci scelti dai fossanesi non riavremo mai più, o fare qualcosa per la salute? Poiché non si sente parlare altro che di persone uccise dal cancro, ritengo doveroso intervenire subito per ridurne i fattori di rischio.
L'atrazina è un diserbante nocivo alla salute umana che, nonostante sia proibito da circa vent'anni, nel periodo del diserbo continua a finire nelle falde dell'acqua potabile. La sicurezza sanitaria non si risolve né diluendo il veleno, né chiudendo temporaneamente i pozzi. Sia inoltre chiaro che in letteratura scientifica non esiste alcun limite minimo di tolleranza alle sostanze cancerogene. Inoltre in zootecnia, i capi vengono spesso abbeverati con acque superficiali, più a rischio di quelle delle falde profonde. Se si pensa che, per produrre un litro di latte una mucca beve mediamente cinque litri di acqua e che l'atrazina si fissa nella frazione grassa del latte, si rende indispensabile aprire il capitolo del benessere animale. ITALIA DEI VALORI si schiera dalla parte della salute indipendentemente dalla convenienza politica. E' impensabile che, a vent'anni dalla proibizione dell'atrazina, la salute della gente sia appesa solo al senso di responsabilità degli operatori dell'acquedotto. Intendiamo agire non più sugli effetti, ma sulle cause con prelievi diretti alle botti dei trattori durante la nebulizzazione dei liquidi sui campi. Per questo attiveremo Carabinieri, Finanza, Forestale, Vigili e, possibilmente Associazioni d'Arma. Il nostro impegno è perché i fossanesi abbiano minestra, pastasciutta, verdure bollite, latte, burro e formaggi intrinsecamente sicuri. Il corpo umano è costituito fino al 75% di acqua e non accettiamo che venga trasformato in un insieme di composti tossici in soluzione acquosa per la cupidigia di pochi imprenditori disonesti.







